Dalle bozze dell’artista Fortunato Depero all’aperitivo moderno: l’inviato Jacopo Tamos racconta la Galleria Campari

Passato e futuro s’intrecciano in un mix di arte, teatro, costume e social appeal. E’ la “Galleria Campari”, che ha appena aperto i battenti a Sesto San Giovanni, storica sede del Gruppo Campari. “Kaleidos” l’ha visitata per voi in collaborazione con la Bocconi Alumni Association, promotrice di una visita guidata per il 13 aprile 2012.
L’azienda Davide Campari nasce intorno al 1860 e fin dai primi anni l’innovazione e la pubblicità sono le caratteristiche peculiari dell’azienda alla base del successo del bitter alcolico, l’aperitivo italiano ancora oggi più apprezzato. Pubblicità e creatività made in Italy hanno valorizzato una bevanda dal caratteristico colore rosso e dal sapore leggermente amaro. I grandi nomi del cinema (da Federico Fellini all’attuale Joel Schumacher, regista statunitense autore dello spot televisivo per Campari a inizio 2012), i grandi nomi dell’arte (come il futurista Fortunato Depero, l’ideatore nel 1932 della ormai famosa bottiglietta a forma di cono tronco rovesciato, tutt’oggi prodotta) hanno tracciato la storia del nostro Paese, così come hanno lasciato il segno anche nella storia della Campari e delle sue pubblicità. Entrare in Galleria Campari significa per i più adulti tornare giovani: 15 schermi offrono la possibilità di rivivere tutti gli spot del XX secolo; per i più giovani, invece, rappresenta un modo per conoscere e vivere nel presente la nascita e l’evoluzione dello storico marchio, e di rivivere un secolo di storia della comunicazione e dei consumi. Oggi l’azienda è leader in Italia negli aperitivi, produce e distribuisce spirits, wine e soft drinks per un giro di affari di 1,5 miliardi di euro. Il marchio è oggi presente in 190 Paesi e il gruppo commercializza i prodotti di oltre 45 brands frutto anche di una campagna di acquisizioni e investimenti durata 15 anni, soprattutto di etichette affermate negli Stati Uniti, Messico e Sud America. E l’Italia? Galleria Campari è una dimostrazione di ritorno alle origini, di attenzione verso la propria storia, e l’attaccamento alla cittadina Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.
Grazie alla tecnologia, il visitatore può vivere un’esperienza multisensoriale, perfino sentire il profumo di aromi ed erbe della famosa bibita bitter, riprodotta in una sezione della Galleria e attivato con una fotocellula.
E’ il percorso di una affermazione in un settore dove pubblicità e immagine sono fondamentali: al consumatore non è sufficiente il “prodotto”, ma l’atmosfera e la passione che per Campari sono incarnate nel colore rosso. Oggi il settore dei soft drink e dei long drink è un mercato sempre più veloce e dove i consumatori cambiano i gusti in continuazione seguendo la “moda del momento”. Basti pensare all’esplosione del fenomeno dell’aperitivo, dell’happy hour o dei drink nei locali notturni. Il famoso spritz, nato e famoso in Veneto da decenni è stato traghettato dalla Campari in un successo nazionale.
Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto del Futurismo scriveva: “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie”. Galleria Campari è uno spazio “oltre il museo” dove protagonista è il visitatore che scopre una nuova dimensione spaziale e temporale. La Galleria mostra una storia appassionante attraverso innovazione architettonica e tecnologica invitando il visitatore a fare un viaggio nel tempo senza gli obblighi formali e la classica staticità di un museo tradizionale.
L’attenzione alla tradizione è stata anche alla base della riacquisizione dello storico caffè Zucca, meglio conosciuto come “Camparino”, che, dal 1° gennaio 2012, all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele a Milano, dopo 96 anni, è tornato sotto l’insegna Campari. Un altro pezzo di storia si colora di rosso e trasmette al consumatore qualcosa di più di una semplice bevanda, quello che i manager della Campari hanno battezzato “red passion”.
Jacopo Tamos
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