Sziget 2013: per un’estate da sogno

Sziget+Festival+2013+sziget_capitalsDire del Sziget che si tratta di un semplice festival di musica è piuttosto riduttivo. Più corretto sarebbe dire che è un vero evento estivo, una festa lunga 7 giorni e 7 notti che attrae persone da ogni parte del mondo. Comune denominatore, l’amore per la musica, in tutte le sue forme ed in tutti i suoi generi, ed il privilegio di condividerla con migliaia di persone.

La manifestazione, che si svolge ogni anno nel mese di agosto, quest’anno dal 5 al 12, sull’isoletta di Obuda, nei pressi di Budapest, era sconosciuta ai più fino a qualche anno fa, sebbene la sua nascita risalga al 1993. Ed in 21 anni (eh sì, quest’anno sono 21 candeline!) di strada ne ha fatta parecchia. Da modesto raduno è arrivato ad essere il principale festival musicale europeo, vincendo appunto l’award come best European major festival per l’edizione 2012. Cosa ha contribuito alla consacrazione del Sziget? Non per forza la presenza di artisti di primo livello, rappresentanti dei generi musicali più svariati, fra i quali possiamo ricordare Prince, David Bowie, Lou Reed, Oasis, Chemical Brothers, Iron Maiden, Muse, Fatboy Slim, R.E.M. e Sex Pistols. Oltre ai 6 e più palchi dai quali gli artisti si esibiscono, vengono poi organizzati dj sets, proiezioni, esibizioni artistiche, spettacoli circensi. Questi ungheresi non ci fanno mancare nulla insomma. Bisogna ammettere che nel quadro del Sziget tutto si incastra alla perfezione: l’organizzazione dell’evento è andata migliorandosi di anno in anno, facendo sì che l’isoletta che ospita l’evento si trasformi per 7 giorni in una piccola città, completamente autonoma dalla vicina Budapest per quanto riguarda i servizi offerti al pubblico. Nell’area del festival si possono infatti trovare bar e ristoranti per qualsiasi gusto culinario, punti relax e benessere. Viene offerta ai possessori del biglietto la possibilità di acquistare una card che dà diritto ad agevolazioni su trasporti, ingresso alle famose terme di Budapest ed ai musei.

Muoversi per raggiungere la verde isola di Obuda è piuttosto semplice: una metro la collega al centro di Budapest in meno di mezz’ora. Per chi infatti non ha grande confidenza con il campeggio, per il quale chiaramente l’isola è perfettamente attrezzata, l’idea migliore è cercare alloggio in città, che sia un appartamento o un ostello. Budapest non a caso viene chiamata “la perla del Danubio”. Il grande fiume che la attraversa crea suggestioni uniche, e nella settimana del festival la città diventa un vero calderone di feste ed iniziative speciali. Da non perdere i parties notturni all’interno della terme antiche!

Ma focalizziamoci ancora un attimo sul festival in sé. Per l’edizione 2013 sono stati al momento confermati artisti come Blur, Editors, Mika, Tame Impala ed Azealia Banks. Se ne aggiungeranno sicuramente molti altri, quindi…stay tuned!

Clicca qui per informazioni o segui l’evento su Facebook.

Stay tuned & play it loud for more news @Giovanotte!

 Gasser Aly

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Made in Boston, firmato Soul Clap

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Non servono molte presentazioni per il duo che all’anagrafe risponde a Eli Goldstein e Charles Levine.

Attivi sin dal 2008 nel panorama americano, hanno saputo conquistarsi pian piano il loro spazio in tutto il mondo a suon di release e remix su importanti etichette come il colosso newyorkese Wolf+Lamb o come l’ormai notissima Crosstown Rebels , release dal particolare sapore innovativo ma allo stesso tempo vintage. Per molti sono i veri precursori di quel genere musicale che sta lentamente arrivando a dominare il mondo del club, genere quasi incatalogabile visto l’incredibile mix di sonorità diverse, dalla french house alla disco, dall’indie rock al funky, ma che oggi viene chiamata e catalogata come deep house (gli amanti della vera deep house storceranno il naso).

Consci del fatto di essere oggi un importante punto di riferimento a livello mondiale di una grossa fetta del mondo del club, ecco l’idea un po’ furba ma allo stesso tempo bella e quasi unica.

Il nome dell’idea è “Soul Clap presents Dancing On The Charles: A Boston Electronic Music Story”.

Tradotto: una compilation di tracce selezionate accuratamente dai Soul Clap, prodotte solo ed esclusivamente da artisti di Boston e rilasciata sulla loro Soul Clap Records in uscita nella metà di Maggio. Charles, in questo caso, non sta a rappresentare il nome di uno dei due geni bostoniani, ma bensì si tratta del Charles River, l’imponente fiume passante per Boston nonché scenario di moltissimi boat party.

Dieci tracce, tra cui molte giù uscite precedentemente ma ritenute ottime per una nuova ristampa la quale non potrà far altro che giovare alle carriere di molti di questi artisti semi-sconosciuti.

Un’occasione d’oro per tutta la scena di Boston, città che, ascoltando le tracce della compilation, sembra avere una speciale dote verso quel suono frech/disco/deep.

Si va dal delicato e lounge Matthew Larkin Cassel ai più energici e frizzanti Mystery Roar, in questa occasione remixati proprio dai due ideatori del tutto. Un vero e proprio insieme di stili diversi ma allo stesso tempo legati tra loro, stili che miscelati insieme sono stati la forza dei Soul Clap.

Release dal gusto fine e dal ritmo sexy, perfetta un per boat party al tramonto in compagnia di un drink ghiacciato…

Matteo Barile

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Balaton Sound 2013: per un’estate da sogno

17 aprile 2013 Commenti chiusi

Balaton LineUpPronti per la prima settimana più bella dell’anno?  Dall’11 al 14 luglio, sulle rive del lago Balaton; nella ridente cittadina adibita a festival di Zamàrdi, torna l’evento che hai sognato fin da quando scalciavi le tue gambine nella culla, il Balaton Sound Festival.

Forte del riconoscimento ottenuto durante l’edizione precedente, come Best Medium Sized Festival of Europe, il fratello minore del Sziget Festival, rappresentato in Italia da L’Alternativa, è pronto per partire con la sua settimana edizione, che si preannuncia essere più ricca che mai. Oltre alla line-up già presentata composta fra gli altri da mostri sacri come Prodigy, Steve Aoki, Bloody Beetrots, Calvin Harris e Justice, si sono aggiunti altri 21 nomi, fra cui attesissimi, Loco Dice e il fenomeno della consolle Avicii.

In totale 42 degli artisti di fama mondiale faranno ballare migliaia e migliaia di persone in atmosfere surreali culminanti in effetti scenici da “paura” sia sul palco che fuori con sonorità spazianti dalla techno alla dance passando per la dubstep e l’elettronica minimal. Clicca qui per informazioni e biglietti, o segui l’evento su Facebook.

 

Stay tuned & play it loud for more news @Giovanotte!

Gasser Aly

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RB4Wine – RadioBocconi al Vinitaly 2013

14 aprile 2013 Commenti chiusi

Vinitaly-simoneefilippoLo aspettavamo da tempo questo momento. Per la precisione da 12 mesi, ovvero da quando lo scorso anno ci accorgemmo di essere andati lunghi (ebbene si, di un sol giorno) sulla scadenza per la richiesta di accreditamento. Dopo le imprecazioni del caso, è però seguita una promessa solenne: l’edizione 2013 doveva essere imperdibile. E invece anche questa volta ci siamo trovati strettissimi con i tempi, non fosse stato per Santa Barbara, protettrice dei RadioBocconiani, che in un pomeriggio ha compiuto il miracolo.

Si perchè il Vinitaly, salone internazionale del vino e dei distillati, è considerato dagli appassionati IL luogo di culto per eccellenza, con i suoi 4.200 espositori sparsi su una superifice di 95.000 metri quadri di padiglioni, che in quattro giorni accolgono più di 140.000 visitatori da tutto il mondo. E con questi numeri sai che la sveglia alle 6 e mezza del mattino, seppur di domenica, ne vale decisamente la pena.

Partiamo carichi come un Dom Pérignon pronto ad essere sciabolato, anche se il mezzo che ci porterà a Verona è una Smart del 2005, 750 di cilindrata che ai 120km/h mostra qualche problemino a frenare.

Il tragitto è già di per se un antipasto di quello che verrà: si attraversa la Franciacorta, una delle zone italiane a più spiccata vocazione spumantistica, dove un solo ettaro di terreno può arrivare a costare tranquillamente 250.000 euro.

Dopo una sosta in autogrill che serve a risvegliare la mente (ma soprattutto a riempire lo stomaco), arriviamo in una Veronafiere già stracolma di visitatori. L’accredito stampa fila liscio, ed è con un certo orgoglio che diciamo alla signorina davanti a noi: “Buongiorno, Tomasi e Scarciglia di Radio Bocconi, la radio dell’ateneo milanese”, ancora inconsapevoli che quella frase diventerà un tormentone per tutta la giornata.

Appena entrati iniziano le prime strategie e la linea maestra concordata, che ci guiderà in questo viaggio enologico per l’Italia, è molto semplice: gli spumanti ed i bianchi al mattino, i rossi al pomeriggio.

Pronti via e ci dirigiamo subito spediti verso il padiglione Lombardia, ad aspettarci ci sono le migliori cantine della zona che poco prima avevamo attraversato in auto: la Franciacorta, che così vicina a Milano è sicuramente una meta da inserire nella programmazione delle gite per il fine settimana. Arriva il primo assaggio della giornata, un Soul Satèn della cantina Contadi Castaldi, tre bicchieri sulla guida Gambero Rosso dell’anno scorso per la sua vendemmia 2005; mica male come inizio! Il vicino stand della Cà del Bosco è l’occasione giusta per provare un Brut Cuveé Prestige, per poi far visita a due grandi icone dello spumante: Guido Berlucchi che ci presenta il riposizionamento della linea aperitivo con il Cellarius Rosé Brut Millesimato, e Bellavista, sul quale non lesiniamo assaggiando il Cuveè, il Grand Cuveé ed il Gran Cuveé Pas Operé. E’ dopo questo trittico che intuiamo l’utilizzo dei secchielli sopra i banconi degli stand: trangugiare ogni volta un intero bicchiere non ci porterà molto lontano, diciamo non oltre le 11.00 del mattino. Meno male che l’abbiamo capito in tempo.

Si lascia la Lombardia per approdare in Veneto, il salto è breve ma i sapori sono molto diversi, e ce lo fa capire un commerciale della Mionetto, che ci mostra il loro enorme spazio espositivo e fa quattro chiacchiere con noi sull’evoluzione della nuova proprietà tedesca dell’azienda mentre sorseggiamo un classico Valdobbiadene Prosecco Superiore. Proprietà che invece è saldamente nelle mani della famiglia Biasotto per la cantina Foss Marai, storico brand della mitica Strada di Guia n° 109, con le affascinanti bottiglie scanalate del Superiore di Cartizze Cru, che assaggiamo molto volentieri assieme al Millesimato Nadin.

Diciamo arrivederci ad un Veneto che tornerà protagonista con i rossi nel pomeriggio e, dopo una fugace fermata allo stand sardo Sella&Mosca per bagnarci le labbra con un Vermentino di Gallura Monteoro che non si farà certo ricordare, arriviamo in Abruzzo, ben indirizzati da vecchie conoscenze universitarie raggiunte al telefono per l’occasione.

Qui partiamo subito male, nel senso che già alla prima fermata, al responsabile dello stand basta un’occhiata per domandarci: “Quanti ne reggete?”. Evidentemente provati da una mattinata che sta volgendo al termine, decidiamo di accettare la sfida e scopriamo un ottimo interlocutore con cui approfondire la storia della cantina Orsogna in provincia di Chieti, una cooperativa agricola dove tutti i soci apportano un contributo determinante. Vinciamo la contesa più facilmente di quanto immaginassimo e dimostriamo di gradire il Pecorino Calai, la Passerina Duse ed il Chardonnay Sauvignon Malvasia Myrrhis che ci fanno assaggiare. L’ultima fatica, prima di una meritatissima pausa pranzo, è il Pecorino della cantina Illuminati, dove gli spunti di conversazione riguardano l’inasprimento della concorrenza sul prezzo in tempi di crisi, evidentemente a scapito della qualità del prodotto.               

bastianichL’ora di pranzo, nella domenica inaugurale del Vinitaly, è un’autentica lotta alla sopravvivenza. Stiamo in pressing sulla povera ragazza che deve affrontare da sola un’orda barbarica assiepata sul bancone e ce la caviamo tutto sommato in soli 10 minuti. “Da bere?” ci chiede. “Acqua, grazie” le rispondiamo.

Con lo stomaco (nuovamente) pieno, partiamo all’attacco dei rossi, non prima di incontrare un vecchio compagno di corso che con i suoi consigli da navigato frequentatore dell’evento ci cambia il pomeriggio e ci accompagna subito in Emilia Romagna, più precisamente allo stand Condé di Fiumana di Predappio, dove vino è sinonimo di Sangiovese. Qui un’altra ex bocconiana ci racconta del suo impiego nella cantina di famiglia mentre ci porge un Sangiovese DOC, un Superiore ed un Riserva, giusto per non perdere il ritmo acquisito in mattinata.

Anche perchè ora è venuto il momento di fare sul serio: siamo pronti per i grandi rossi della tradizione veneta, toscana e piemontese, leggasi Amarone, Chianti e Barolo, ovvero i vini italiani più conosciuti all’estero.

Iniziamo dalla Valpolicella, la valle “cara a Bacco” celebre in tutto il mondo, che ci accoglie con lo spazio dedicato a Masi Agricola letteralmente preso d’assalto. Riusciamo ad accaparrarci un ottimo Amarone Classico Costasera e, un pò fortunosamente, anche un Recioto Classico Casal dei Ronchi che non era in degustazione. La Valpolicella si distingue poi per un dettaglio importante: tutte le bottiglie dei vini prodotti dalle aziende locali vestono etichette affascinanti, dei veri e propri capolavori che ricordano epoche lontane. Ma è la responsabile comunicazione della cantina Farina a spiegarci che la tradizione si può sposare con l’innovazione, presentandoci delle nuove bottiglie di Amarone con l’etichetta in stoffa, veramente una bella idea.

Le certezze, ovvero quei vini che non ti deludono mai, le incontriamo in Piemonte con il Barolo Cannubbi della cantina Marchesi di Barolo ed in Toscana con il Chianti Classico Peppoli dell’azienda Antinori.

Ci accorgiamo però che il nostro viaggio sta per terminare e decidiamo allora di spostarci al sud, dopo una breve sosta nelle Marche per assaggiare una Lacrima di Morro d’Alba nello stand Colonnara, un vecchio pallino che ricordavamo migliore.

La cantina brindisina Due Palme ci propone un Primitvo Ettamiano ed un Primitivo di Manduria Sangaetano, ma è in Sicilia che chiudiamo veramente in bellezza. Ci sediamo allo stand di Donnafugata, un’azienda di Marsala che investe molto sull’immagine e sulla sostenibilità, ma non tralascia certo la qualità dei propri prodotti, ed è qui che rimaniamo colpiti dal Passito di Pantelleria Ben Ryé, un 100% zibibbo che ci permette di abbandonare la fiera assolutamente soddisfatti ed appagati.

Il tragitto verso l’uscita è un melting pot di personaggi di ogni tipo: chi barcolla, chi canta e chi riesce ad imboscare qualche bottiglia sotto la giacca. Ci concediamo mezz’ora di riposo assoluto prima di rimetterci in auto, ed in quei pochi minuti ripensiamo alla giornata trascorsa, ai profumi ed ai sapori che abbiamo imparato a riconoscere, alle discussioni più o meno forbite in cui ci siamo avventurati, fieri di aver partecipato a questo incredibile appuntamento, che pone sotto i riflettori internazionali una fra le più floride realtà economiche e culturali italiane. Perché il Vinitaly è la dimostrazione che il vino non si beve soltanto: si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla!

di Filippo Tomasi & Simone Scarciglia

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