Lo aspettavamo da tempo questo momento. Per la precisione da 12 mesi, ovvero da quando lo scorso anno ci accorgemmo di essere andati lunghi (ebbene si, di un sol giorno) sulla scadenza per la richiesta di accreditamento. Dopo le imprecazioni del caso, è però seguita una promessa solenne: l’edizione 2013 doveva essere imperdibile. E invece anche questa volta ci siamo trovati strettissimi con i tempi, non fosse stato per Santa Barbara, protettrice dei RadioBocconiani, che in un pomeriggio ha compiuto il miracolo.
Si perchè il Vinitaly, salone internazionale del vino e dei distillati, è considerato dagli appassionati IL luogo di culto per eccellenza, con i suoi 4.200 espositori sparsi su una superifice di 95.000 metri quadri di padiglioni, che in quattro giorni accolgono più di 140.000 visitatori da tutto il mondo. E con questi numeri sai che la sveglia alle 6 e mezza del mattino, seppur di domenica, ne vale decisamente la pena.
Partiamo carichi come un Dom Pérignon pronto ad essere sciabolato, anche se il mezzo che ci porterà a Verona è una Smart del 2005, 750 di cilindrata che ai 120km/h mostra qualche problemino a frenare.
Il tragitto è già di per se un antipasto di quello che verrà: si attraversa la Franciacorta, una delle zone italiane a più spiccata vocazione spumantistica, dove un solo ettaro di terreno può arrivare a costare tranquillamente 250.000 euro.
Dopo una sosta in autogrill che serve a risvegliare la mente (ma soprattutto a riempire lo stomaco), arriviamo in una Veronafiere già stracolma di visitatori. L’accredito stampa fila liscio, ed è con un certo orgoglio che diciamo alla signorina davanti a noi: “Buongiorno, Tomasi e Scarciglia di Radio Bocconi, la radio dell’ateneo milanese”, ancora inconsapevoli che quella frase diventerà un tormentone per tutta la giornata.
Appena entrati iniziano le prime strategie e la linea maestra concordata, che ci guiderà in questo viaggio enologico per l’Italia, è molto semplice: gli spumanti ed i bianchi al mattino, i rossi al pomeriggio.
Pronti via e ci dirigiamo subito spediti verso il padiglione Lombardia, ad aspettarci ci sono le migliori cantine della zona che poco prima avevamo attraversato in auto: la Franciacorta, che così vicina a Milano è sicuramente una meta da inserire nella programmazione delle gite per il fine settimana. Arriva il primo assaggio della giornata, un Soul Satèn della cantina Contadi Castaldi, tre bicchieri sulla guida Gambero Rosso dell’anno scorso per la sua vendemmia 2005; mica male come inizio! Il vicino stand della Cà del Bosco è l’occasione giusta per provare un Brut Cuveé Prestige, per poi far visita a due grandi icone dello spumante: Guido Berlucchi che ci presenta il riposizionamento della linea aperitivo con il Cellarius Rosé Brut Millesimato, e Bellavista, sul quale non lesiniamo assaggiando il Cuveè, il Grand Cuveé ed il Gran Cuveé Pas Operé. E’ dopo questo trittico che intuiamo l’utilizzo dei secchielli sopra i banconi degli stand: trangugiare ogni volta un intero bicchiere non ci porterà molto lontano, diciamo non oltre le 11.00 del mattino. Meno male che l’abbiamo capito in tempo.
Si lascia la Lombardia per approdare in Veneto, il salto è breve ma i sapori sono molto diversi, e ce lo fa capire un commerciale della Mionetto, che ci mostra il loro enorme spazio espositivo e fa quattro chiacchiere con noi sull’evoluzione della nuova proprietà tedesca dell’azienda mentre sorseggiamo un classico Valdobbiadene Prosecco Superiore. Proprietà che invece è saldamente nelle mani della famiglia Biasotto per la cantina Foss Marai, storico brand della mitica Strada di Guia n° 109, con le affascinanti bottiglie scanalate del Superiore di Cartizze Cru, che assaggiamo molto volentieri assieme al Millesimato Nadin.
Diciamo arrivederci ad un Veneto che tornerà protagonista con i rossi nel pomeriggio e, dopo una fugace fermata allo stand sardo Sella&Mosca per bagnarci le labbra con un Vermentino di Gallura Monteoro che non si farà certo ricordare, arriviamo in Abruzzo, ben indirizzati da vecchie conoscenze universitarie raggiunte al telefono per l’occasione.
Qui partiamo subito male, nel senso che già alla prima fermata, al responsabile dello stand basta un’occhiata per domandarci: “Quanti ne reggete?”. Evidentemente provati da una mattinata che sta volgendo al termine, decidiamo di accettare la sfida e scopriamo un ottimo interlocutore con cui approfondire la storia della cantina Orsogna in provincia di Chieti, una cooperativa agricola dove tutti i soci apportano un contributo determinante. Vinciamo la contesa più facilmente di quanto immaginassimo e dimostriamo di gradire il Pecorino Calai, la Passerina Duse ed il Chardonnay Sauvignon Malvasia Myrrhis che ci fanno assaggiare. L’ultima fatica, prima di una meritatissima pausa pranzo, è il Pecorino della cantina Illuminati, dove gli spunti di conversazione riguardano l’inasprimento della concorrenza sul prezzo in tempi di crisi, evidentemente a scapito della qualità del prodotto.
L’ora di pranzo, nella domenica inaugurale del Vinitaly, è un’autentica lotta alla sopravvivenza. Stiamo in pressing sulla povera ragazza che deve affrontare da sola un’orda barbarica assiepata sul bancone e ce la caviamo tutto sommato in soli 10 minuti. “Da bere?” ci chiede. “Acqua, grazie” le rispondiamo.
Con lo stomaco (nuovamente) pieno, partiamo all’attacco dei rossi, non prima di incontrare un vecchio compagno di corso che con i suoi consigli da navigato frequentatore dell’evento ci cambia il pomeriggio e ci accompagna subito in Emilia Romagna, più precisamente allo stand Condé di Fiumana di Predappio, dove vino è sinonimo di Sangiovese. Qui un’altra ex bocconiana ci racconta del suo impiego nella cantina di famiglia mentre ci porge un Sangiovese DOC, un Superiore ed un Riserva, giusto per non perdere il ritmo acquisito in mattinata.
Anche perchè ora è venuto il momento di fare sul serio: siamo pronti per i grandi rossi della tradizione veneta, toscana e piemontese, leggasi Amarone, Chianti e Barolo, ovvero i vini italiani più conosciuti all’estero.
Iniziamo dalla Valpolicella, la valle “cara a Bacco” celebre in tutto il mondo, che ci accoglie con lo spazio dedicato a Masi Agricola letteralmente preso d’assalto. Riusciamo ad accaparrarci un ottimo Amarone Classico Costasera e, un pò fortunosamente, anche un Recioto Classico Casal dei Ronchi che non era in degustazione. La Valpolicella si distingue poi per un dettaglio importante: tutte le bottiglie dei vini prodotti dalle aziende locali vestono etichette affascinanti, dei veri e propri capolavori che ricordano epoche lontane. Ma è la responsabile comunicazione della cantina Farina a spiegarci che la tradizione si può sposare con l’innovazione, presentandoci delle nuove bottiglie di Amarone con l’etichetta in stoffa, veramente una bella idea.
Le certezze, ovvero quei vini che non ti deludono mai, le incontriamo in Piemonte con il Barolo Cannubbi della cantina Marchesi di Barolo ed in Toscana con il Chianti Classico Peppoli dell’azienda Antinori.
Ci accorgiamo però che il nostro viaggio sta per terminare e decidiamo allora di spostarci al sud, dopo una breve sosta nelle Marche per assaggiare una Lacrima di Morro d’Alba nello stand Colonnara, un vecchio pallino che ricordavamo migliore.
La cantina brindisina Due Palme ci propone un Primitvo Ettamiano ed un Primitivo di Manduria Sangaetano, ma è in Sicilia che chiudiamo veramente in bellezza. Ci sediamo allo stand di Donnafugata, un’azienda di Marsala che investe molto sull’immagine e sulla sostenibilità, ma non tralascia certo la qualità dei propri prodotti, ed è qui che rimaniamo colpiti dal Passito di Pantelleria Ben Ryé, un 100% zibibbo che ci permette di abbandonare la fiera assolutamente soddisfatti ed appagati.
Il tragitto verso l’uscita è un melting pot di personaggi di ogni tipo: chi barcolla, chi canta e chi riesce ad imboscare qualche bottiglia sotto la giacca. Ci concediamo mezz’ora di riposo assoluto prima di rimetterci in auto, ed in quei pochi minuti ripensiamo alla giornata trascorsa, ai profumi ed ai sapori che abbiamo imparato a riconoscere, alle discussioni più o meno forbite in cui ci siamo avventurati, fieri di aver partecipato a questo incredibile appuntamento, che pone sotto i riflettori internazionali una fra le più floride realtà economiche e culturali italiane. Perché il Vinitaly è la dimostrazione che il vino non si beve soltanto: si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla!
di Filippo Tomasi & Simone Scarciglia
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