Si può speculare anche sulle emissioni di CO2?
La risposta alla domanda è: SÌ!! Si può speculare… come?
Ieri nella seconda giornata di GreenLight for Business si è parlato di finanza e di come far business partendo dalla nuova, ma non così tanto, green economy.
Sono rimasto particolarmente colpito da Patrick Birley, CEO dell’European Climate Exchange. Il suo lavoro è quello di negoziare le famose “licenze per inquinare”, denominate EUA (European Unit Allowances), introdotte dall’Unione Europea dopo la ratifica dell’accordo di Kyoto, che prevede una riduzione dell’8% delle emissioni nocive di CO2 rispetto ai livelli del 1990. A ogni impresa è assegnata una certa quantità di licenze, che può vendere od acquistare secondo le proprie necessità. Quando i prezzi di queste licenze sono alti, può accadere che una compagnia decida di produrre energia pulita; ma se il costo dell’implementazione delle nuove tecnologie ecologiche risulta superiore a quello che si dovrebbe sostenere per poter inquinare, le imprese opteranno sicuramente per la soluzione più economica. Nel 2012 altri paesi dovrebbero aderire a questo sistema denominato “cap and trade”, come Giappone e Corea del Sud. Il maggior beneficio viene dalla progressiva riduzione del numero di licenze disponibili, provocando la diminuzione delle emissioni di CO2.
Nino Tronchetti Provera, CEO di Ambienta SGR, ha invece aperto gli occhi alla platea: dietro al boom della CSR (Corporate Social Responsability) non troviamo altro che una motivazione prettamente economica, dovuta alla possibilità di fare business e quindi profitti. La popolazione mondiale è in crescita e di conseguenza anche la domanda di energia elettrica a basso costo. Il prezzo del petrolio nell’ultimo decennio è aumentato incredibilmente raggiungendo i 70$ al barile; probabilmente nessuno si occuperebbe del problema ambientale con il petrolio a 10$ barile, si tratta di un problema di convenienza. Il fil rouge di questa conferenza sembrerebbe essere la convinzione, o meglio la certezza, che le tecnologie necessarie per aumentare l’efficienza energetica dei processi industriali esistano già, ma è necessario che siano implementate in maniera sistematica. Il ruolo dei governi ritorna in primo piano: servono delle regole nuove per spingere, anzi per obbligare, l’adozione di nuove e più efficienti tecnologie energetiche.
Era presente anche un rappresentate del “cattivo” capitalismo (come viene definita, a mio avviso impropriamente, dopo la recente crisi Goldman Sachs): Anthony Ling, CIO di Goldman Sachs. Partendo dal presupposto che il nostro pianeta dispone di risorse alquanto limitate, non è possibile prescindere dal fatto che la sostenibilità dei processi diventerà sempre di più un fattore imprescindibile delle decisioni strategiche che un’impresa deve adottare. Purtroppo non esiste un legame diretto tra CSR e il prezzo delle azioni, ciò che dopotutto interessa agli investitori. Per questo GS ha cercato di costruire dei portafogli, che attraverso l’utilizzo di indicatori specifici, potessero selezionare quelle aziende che prestassero particolare attenzione alle tematiche della Sostenibilità, pur garantendo adeguati profitti ai propri investitori.
Sembrerebbe proprio che la green economy stia impazzando perché permette di ottenere notevoli profitti, altro che lungimiranza o amore per l’ambiente. Ma forse una motivazione economica e pubblica potrebbe essere un incentivo migliore della sola “volontà personale”.
PS Volevo ringraziare gli amici di GREENEWS.INFO per aver condiviso con noi questi giorni di conferenza, e ricordo che sul loro sito potete trovare il testo integrale del discorso del Console Americano, Carol Perez. http://www.greenews.info/top-contributors/green-light-for-business-lintervento-del-console-americano/ .





